
L'ordine dei templari, è stato
protagonista di una delle più cupe ed enigmatiche tragedie d'ogni tempo. Tra
gli storici non mancano coloro che considerano l'annientamento dell'Ordine del
Tempio, con la condanna al rogo, nel 1314, dell'ultimo gran maestro Jacques de
Moley e dei pochi cavalieri sopravvissuti allo sterminio, come uno dei più
disastrosi infortuni incorsi dalla nostra civiltà.Tesi molto più valida delle ragioni della storia, quali l'intento predatorio di Filippo il Bello, re di Francia, per appropriarsi dei loro tesori. Tutto questo spiega le ragioni per cui, tra le accuse a loro rivolte nel corso dei processi a cui vennero sottoposti, figura quella di avere adorato un idolo bifronte chiamato Baphomet. Ciò potrebbe anche corrispondere al vero, tenendo però conto che non si trattava di un idolo ma del simbolo di un'idea universale di fratellanza, volta a riunire in un'unica testa i due volti della civiltà cristiana e mussulmana.
Gli opposti
sono sempre stati presenti nella speculazione filosofica templare, come i loro
stessi emblemi dimostrano, a cominciare dallo stendardo bianconero detto
Baussant o Beaucent, dal francese arcaico Vaucent, cioé "valgo per
cento", chiamato dai templari di lingua italiana il Valcento.La loro permanenza ininterrotta in
T
errasanta
permise ai templari di radicarsi nella realtà orientale, di intrecciare veri e
propri scambi culturali con i circoli islamici più evoluti: con i sufi, con i
dervisci, e soprattutto con gli ismaeliti dello Shayk al Jabal, il leggendario
Vecchio della Montagna, con i quali esistevano particolari affinità dottrinarie
ed organizzative. I templari erano di vocazione giovannita,
cioè cultori e interpreti del più ermetico dei quattro Vangeli, propensi a una
lettura più simbolica che letteraria delle verità della fede. A loro volta, gli
ismaeliti si distinguevano dagli altri gruppi islamici per la convinzione che
la lettura simbolica dei Corano affrancasse il fedele dall'osservanza della
norma. Sussistevano anche analogie sotto il profilo
gerarchico e militare con la setta ismaelita degli asassi detta anche degli
assassini o hashishin per lo smodato consumo di hashish. Entrambi gli ordini si
fondavano su di una doppia gerarchia, i cui gradi corrispondevano perfettamente
tra loro: una gerarchia accessibile, composta di cavalieri per i cristiani e
rafi per i musulmani, scudie
ri e fidati, fratelli e
lasik; ed una gerarchia
occulta, dai priori o kabìr ai grandi priori o da'i, fino al gran maestro o
Shayk al Jabal.
Tali rapporti non indussero mai i
templari a cedimenti o patteggiamenti sul campo delle armi. La macchina da
guerra del Tempio non venne mai meno al suo ruolo, che imponeva a ciascun
cavaliere una disciplina disumana e una spietata fermezza di fronte al nemico. Di tale durezza si ha riscontro nei
regolamenti e nei rituali templari: "Voi non agirete mai secondo i vostri
desideri", avvertiva l'officiante prima dell'iniziazione dei nuovi
cavalieri. "Se vorrete andare al di là del mare, vi si terrà di qua; se
vorrete restare qua, vi si manderà di là. Se vorrete risiedere ad Acri, vi si
manderà a Tripoli o ad Antiochia o in Armenia. Se vorrete restare in Terrasanta, vi si manderà in Puglia o in Sicilia, in Lombardia o in Francia, in
Inghilterra o in Borgogna, e dovunque noi abbiamo case o capitanerie o
interessi da proteggere. E se vorrete dormire, vi si comanderà di vegliare; se
vorrete vegliare, vi si ordinerà di riposare. Se vorrete sostare, vi si farà
camminare; se vorrete mettervi in marcia, vi s'imporrà l'attesa. E quando vi si
ordinerà di partire, non saprete mai perché né per dove. Siete certo, fratello,
di poter sopportare tutto questo?E' nel segno di tanta durezza che i
templari, al di là del loro sogno di tolleranza e di pace, rimasero la più
temuta milizia crociata in Terrasanta.
Né si resero probabilmente conto, al
momento di abbandonarla per sempre, che proprio con la perdita definitiva di
Gerusalemme avrebbero raggiunto l'apice della loro potenza in Europa.
Si spiega con il fatto che, pur avendo esaurito con la perdita del Santo Sepolcro il loro ruolo di guerrieri cristiani, i templari furono l'unica organizzazione in grado di assicurare ai principati latini il trasferimento dei propri tesori in Occidente. Si trattò di una delle più complesse esportazioni di capitali della storia, nella quale confluirono tanto i beni dei signori che dei mercanti e delle confraternite religiose.Con le commissioni riscosse dall'operazione, i templari organizzarono un sistema bancario di concezione moderna, inventando strumenti di credito, come l'assegno o la lettera di credito, derivandone un profitto di tali proporzioni da consentire loro di porre le basi per un potere economico smisurato. Molti sovrani d'Europa - per buona parte indebitati con l'Ordine - finirono per trovarsi nelle condizioni di non poter più prendere decisioni di rilievo senza mettere in conto la spada dei templari.Nessun ordine cavalleresco è mai stato così ricco e potente quanto quello del Tempio agli albori del '300, mai un'utopia tanto vicina alla sua realizzazione. Eppure l'illusione si consumò in fretta. La neutralizzazione completa dei templari si compì nel giro di una notte, grazie a uno scaltro colpo di mano dei servizi segreti francesi, che con un pretesto fiscale (la riscossione delle decime) s'introdussero nelle sedi dei Tempio da un capo all'altro della Francia. Ciascun cavaliere si lasciò arrestare senza opporre resistenza, certo di poter contare sulla forza occulta ed invincibile degli altri confratelli, non immaginando che in quella stessa notte del 13 ottobre 1307 venivano anch'essi arrestati.Fu così che la cavalleria templare fu annientata grazie a una trappola concepita da un re cristiano in poche ore. Segregati nei sotterranei di remoti castelli, i cavalieri dal bianco mantello scomparvero così, lasciandosi morire per la maggior parte sotto la tortura pur di non rivelare segreti né ammettere colpe infamanti.Seguirono anni di persecuzioni e di roghi, finché nel 1312 una bolla papale di Clemente V, sottomesso alla volontà di Filippo IV, ratificò lo scioglimento del Tempio.
Due anni dopo
gli ultimi templari andavano al
rogo con il gran maestro Jacques de Molay, maledicendo Filippo, Clemente e il
consigliere regio Nogaret, artefice ed esecutore del piano. Tutti e tre
morirono entro l'anno.
Erano passati meno di due secoli dalla
costituzione dell'Ordine, fondato nel 1118 a Gerusalemme da otto cavalieri,
guidati dal francese Ugo di Payns, che si erano presentati al re Baldovino
cavalcando in due il medesimo cavallo.Varie ipotesi sono state fatte sul significato
di questa immagine, riprodotta sui sigilli dell'Ordine. Può raffigurare la
povertà cui erano votati questi monaci soldati o riferirsi a sofisticate
tecniche di combattimento e di marcia. Ma la chiave vera ha una valenza
esoterica più complessa.I cavalieri furono accolti con ogni riguardo dal
re Baldovino ed alloggiati nei locali ricavati dalle rovine dei tempio di
Salomone, per cui furono detti templari.Durante il concilio di Troyes
(1128) venne
riconoscito l'Ordine, divenendo agguerrita milizia, da parte del pontefice
Onorio II, che lo ricopri di privilegi. San Bernardo di Chiaravalle fissò poi
la loro regola, stabilendo che i suoi membri non avessero "nulla di
proprio, nemmeno la loro volontà", dato che l'unica loro preoccupazione
era quella di "armare di fede lo spirito, di ferro il corpo". Il rogo del 1314 non segna la fine
dell'avventura templare, ma solo l'inizio della loro diaspora. I templari
entrano nella leggenda, inserendosi in altri ordini o mimetizzandosi nell'area
dell'esoterismo più occulto. Segni dei loro passaggio si ritrovano nelle
compagnie iniziatiche più disparate, dai Rosacroce ai "fedeli
d'amore", cui lo stesso Dante appartenne.
Tracce del templarismo sono
riscontrabili anche nei rituali massonici, e c'è chi sostiene che l'attuale
"rito scozzese antico e accettato" sia scaturito dall'esodo degli
ultimi templari in Scozia, dove ricomposero segretamente le fila della loro
società.Durante la rivoluzione francese si diffuse la
credenza che fosse stato un templare il boia cui venne affidata l'esecuzione di
Luigi XVI, ultimo discendente di Filippo il Bello. Il che starebbe a
significare che non soltanto i templari sarebbero sopravvissuti nei secoli,
nonostante la catastrofe abbattutasi sul Tempio, ma avrebbero conservato un
tale potere da mettere a segno la loro vendetta.

I Cavalieri Teutonici si costituirono in
un ordine monastico religioso simile a quelli degli ospitalieri e dei templari
per proteggere i pellegrini e curare i malati in Terrasanta. Avevano un ospedale
fondato da mercanti di Brema e di Lubecca in Terrasanta. La costituzione
dell'Ordine avvenne nel 1128 a Gerusalemme. Nel 1198, un gruppo di cavalieri
tedeschi lo rifondava accentuandone il carattere militare. Federico II nel
1212, perfezionò tale riforma, adeguando gli statuti al modello ospitaliero per
quanto concerneva i doveri inerenti la religione e al modello templare per quel
che riguardava la guerra.
I cavalieri teutonici non si differenziavano dagli altri crociati, indossavano ampi mantelli bianchi alla maniera dei templari, contrassegnati da quella caratteristica croce nera "patente" che sarebbe divenuta la croce germanica, ed ostentavano sull'elmo vistose piume, anch'esse nere. Sugli scudi e sui sigilli ricorreva l'emblema dell'aquila, un'aquila dalle ali aperte e gli artigli protesi a ghermire, ma si trovavano anche altri animali araldici, quale il leone rampante.
C'è una differenza fondamentale tra i cavalieri
teutonici e gli altri ordini sorti all'epoca delle crociate. Mentre gli altri
erano nati e si erano sviluppati in un'ottica universale, i teutonici rimasero
vincolati fin dalle origini ad un'idea nazionale rigidamente circoscritta alla
Vaterland germanica. Altre imprese li attendevano sui lidi
settentrionali dell'Europa, dove c'era da cristianizzare le tribù baltiche e le
inesplorate lande orientali. Lì, nel gelo a loro tanto familiare si compì il
destino di questi crociati del ghiaccio. Tre papi s'interessarono all'Ordine
contendendone all'imperatore il controllo: Clemente III, che assicurò ai
cavalieri l'approvazione ecclesiastica; Celestino III, che diede loro la regola
monastica di sant'Agostino ed Innocenzo III, che ne ratificò la costituzione,
ponendoli sotto la protezione della Vergine.
In tal modo, con il duplice avallo
dell'impero e del papato entravano negli annali della cristianità i cavalieri
dell'Ordine teutonico di Santa Maria in Gerusalemme, detto anche di Nostra
Signora dei tedeschi (Ordo Sanctae Mariae Tèutonicorum) o più semplicemente
Deutsche Orden.
Tra le differenze che fin dalle origini caratterizzarono l'Ordine rispetto alle altre organizzazioni analoghe, a parte la rigida norma che precludeva l'accesso a chiunque non fosse aristocratico e di lingua tedesca, è il ruolo riservato alle donne, che furono sempre presenti e attive nei suoi ranghi per l'assistenza ai feriti e agli ammalati.Per lo stretto rapporto d'intesa con l'imperatore Federico II, rappresentato nell'Ordine da maestri di sua fiducia, i cavalieri teutonici acquisirono un esteso potere in Puglia e in Sicilia. Ma il loro grande sogno di gloria era rivolto all'estremo Nord dell'Europa, dove fin dall'inizío del secolo XIII intrapresero una complessa opera di conquista, senza trascurare con questo la Terrasanta.
Con la perdita di Gerusalemme e dei regni cristiani
d'oltremare, i cavalieri teutonici abbandonarono la Terrasanta per concentrare
la loro forza sull'esteso fronte che dal Baltico si prolungava verso oriente,
su territori nei quali la loro guerra di religione e di conquista si era da
tempo trasformata in intensa e sanguinosa opera di colonizzazione.Mantenendo uno stato di guerra permanente, che
lo pose a confronto con i danesi e con i lituani, con i polacchi, con i russi e
con i mongoli, l'Ordine realizzò qui la sua funzione storica più duratura, ponendo
le basi per la nascita della Prussia moderna mediante un capillare progetto
d'insediamento e civilizzazione nelle Marche tedesche dell'Est.
Potendo contare sulle medesime concessioni che l'imperatore fece ai principi tedeschi, lo stato dei cavalieri assunse tale potenza da spingersi con le proprie armate oltre la Polonia, su per la costa baltica e più avanti, verso la Russia. Sorsero così, in tempi brevissimi, città come Riga, Koenigsberg, Marienwerde, Kulm, fortezze come Marienburg e Gollub, porti e centri di attività commerciali floridissime, per arrestare l'urto delle ricorrenti migrazioni barbariche sul versante orientale d'Europa.
Contribuì a rafforzare la potenza teutonica la
fusione con l'Ordine polacco dei cavalieri di Dobrino e con quello dei Portaspada
di Livonia. Accresciuta così la propria forza militare, lo stato dell'Ordine
teutonico si estese inglobando la Pomerania e Danzica (1309), l'Estonia (1346),
la Lituania (1370), l'isola di Gotland (1398) e altre vaste contrade. Dopo avere umiliato e sottomesso tutti i
loro vicini, ed essersi elevati al rango di grande potenza europea, i cavalieri
teutonici videro profilarsi un rapido declino all'inizio dei '400. Sconfitti
disastrosamente a Tannenberg nel 1410 da Ladislao II di Polonia, furono costretti
ad accettare trattati che ne ridimensionarono notevolmente la potenza.
Stretti nella morsa dei principi tedeschi avidi di terre, da un lato, e delle popolazioni slave, dall'altro, si trovarono a fronteggiare difficoltà sempre maggiori, accentuate dall'affermarsi della riforma luterana. Fu proprio quest'ultimo movimento a generare la crisi definitiva dell'Ordine. Contaminati essi stessi dalle nuove idee religiose, questi incrollabili cavalieri della fede si divisero tra luterani e papisti, entrando fatalmente in conflitto tra loro, finché nel 1525 il gran maestro Alberto di Brandeburgo aderì alla causa protestante, trasformando la Prussia in ducato ereditario brandeburghese.
Si dissolse quindi
lo stato teutonico, non l'Ordine, che sopravvisse sotto l'ala della monarchia
asburgica, presso la quale si rifugiarono gli ultimi cavalieri rimasti fedeli
al credo cattolico. La protezione asburgica servì a impedire, in
seguito, il tentativo di sopprimere l'Ordine da parte di Napoleone Bonaparte.
Francesco I d'Austria ne riorganizzò gli statuti nel 1834.Riformato in conformità al diritto canonico nel
1929, l'Ordine teutonico ha oggi accentuato il suo carattere monastico, in
conformità con gli statuti approvati dalla Santa Sede nel 1965.
L'Ordine
del Santo Sepolcro di Gerusalemme, detto anche gerosolimitano, fu fondato da
Goffredo di Buglione nel 1099. Conquistata la città, si era posta per i
cristiani la necessità di creare un corpo con il compito di montare la guardia
al Santo Sepolcro, rendendogli onore in pace, difendendolo in guerra.
Ed era
questo un compito che investiva in maniera diretta la Chiesa Fin
dalle origini il nucleo di canonici e cavalieri destinato a tale scopo ebbe un
rapporto strettissimo con l'autorità ecclesiastica, più vincolante che per gli
altri ordini di Terrasanta, come i templari e gli ospitalieri. E questo
rapporto fu formalizzato pochi anni dopo, nel 1114, dal patriarca di
Gerusalemme, che pose l'Ordine sotto la regola agostiniana. Ciò non valse a
scalfire la paternità di Goffredo di Buglione, conservata nell'emblema
gerosolimitano fino ai nostri giorni.E'
quest'ultimo uno stemma che, per la sua ricchezza simbolica, merita di essere
descritto. Al centro campeggia la croce di Goffredo, formata in realtà da
cinque croci, cinque come le piaghe di Cristo, una grande centrale e quattro
piccole inserite nei quarti delimitati dai quattro bracci. Colore: il rosso
sangue della crocifissione contornato dall'oro radioso della resurrezione. Il
motto, in un latino medievale popolare, è quello della crociata: "Deus lo
vult". A lato due angeli, l'uno con il bastone del viandante e l'altro con
la lancia dei crociato. Entrambi hanno sul petto la "conchiglia dei
pellegrino", simbolo secolare del viaggiatore diretto a venerare il
Sepolcro.Sormonta
lo scudo un trofeo di guerra, un elmo da cavaliere, lì posto a ricordare la
natura militare dell'Ordine, ma ornato da una corona di spine, per non
dimenticare le sue precipue finalità religiose. La corona di spine, del resto,
è un elemento ricorrente nella mistica intransigente di Goffredo di Buglione,
che rifiuta il regno di Gerusalemme affermando: "Non posso accettare una
corona da re nella città dove il re dei re fu coronato di spine".
La croce di Goffredo di Buglione è certamente l'emblema cavalleresco cristiano più antico. Essa compariva già sulle insegne della prima crociata. Sventolò sulle torri di Gerusalemme nel 1099, il giorno stesso della conquista da parte cristiana. Nel 1103 il re Baldovino, primo sovrano dei regno latino di Gerusalemme, apparve in pubblico circondato, oltre che da dignitari e canonici, da una guardia di cavalieri del Santo Sepolcro. I quali vennero anche denominati all'epoca Cavalieri del Regno Crociato.
Pur essendo destinati ad una funzione così rappresentativa ed onorifica come la guardia al Sepolcro, i cavalieri gerosolimitani non furono secondi, sul campo, agli altri ordini crociati, combattendo strenuamente contro i saraceni fino alla perdita definitiva di Gerusalemme. Così li descrive in combattimento Torquato Tasso nel canto IX della Gerusalemme Liberata:spiegan la trionfal purpurea croce... Cade l'Arabo imbelle, e 'l Turco invitto resistendo e pugnando anco è trafitto.
All'epoca
i cavalieri del Santo Sepolcro conservavano probabilmente intatta una loro
autonomia. Erano, in altre parole, soldati di prima linea in difesa della fede,
quindi operanti per la Chiesa, non ancora nella Chiesa.
E'
difficile stabilire a che punto della storia dell'Ordine la
"collazione" pontificia diventa effettiva, formalizzando il vincolo
originario in un'appartenenza regolare dei gerosolimitani al sistema
istituzionale ecclesiastico. Ma di certo si sa che il potere decisionale della
Chiesa sulle questioni dell'Ordine acquista un particolare peso sul finire del
XV secolo, quando addirittura Innocenzo VIII lo unifica con quello di Rodi,
cioè con gli ospitalieri, ed Alessandro VI lo separa nuovamente, assumendone il
titolo di gran maestro, trasferibile ai suoi successori. In
tale circostanza, tuttavia, il papa delega al "guardiano" del Monte
Sion, francescano, il diritto di armare nuovi cavalieri "sulla pietra del
Sepolcro", secondo una tradizione legata alla più pura simbologia
cavalleresca.
L'assunzione
della gran maestranza da parte del pontefice non trovò concordi tutti i sovrani
d'Europa, per cui l'Ordine continuò a sopravvivere in maniera autonoma, ma
sempre riconosciuto dalla Santa Sede, onde non lederne il prestigio con oziosi
conflitti, in Polonia, Francia, Spagna, Germania, Boemia e Ungheria. Soltanto
nel 1847, infine, Pio IX interverrà a ribadire l'ecelesialità dell'Ordine del
Santo Sepolcro, rinnovandone le funzioni nel quadro dell'emergenza determinata
dalle grandi mutazioni in atto. Così, perfettamente inserito nel moderno
sistema cavalleresco ecclesiastico, l'Ordine fu al pari degli altri destinato
al "conferimento di premi ed onorificenze alle virtù", per usare le
parole di Pio IX, di quanti erano stati infiammati a bene meritare ogni giorno
vieppiù dalla cristiana società".
Nel
1888 Leone X apre l'ordine alle donne, nel 1907 Pio X si proclama Gran Maestro;
nel 1928 Pio XI restituisce il magistero al Patriarca di Gerusalemme; nel 1949
Pio XII gli conferisce personalità giuridica. Gli ultimi statuti del 1977 fatti
da Paolo VI si limitano all'istituzione di nuove decorazioni.Ai
cavalieri del Santo Sepolcro è affidata la custodia della tomba di Torquato
Tasso nel monastero di Sant'Onofrio in Roma.

In una condizione del tutto anomala,
nello scontro tra civiltà diverse ai confini orientali d'Europa, vennero a
trovarsi i principati russi cristiani, considerati terra di conquista sia dai
cavalieri teutonici, nonostante la fede in comune, che dai tartari. Stretti
Così su due fronti dall'orda barbara e dalla macchina militare teutonica,
difficilmente sarebbero potuti sopravvivere fino a costituirsi in nazione se un
eroe aristocratico e popolare al tempo stesso non avesse radunato un esercito e
demolito con una serie di vittorie il mito dell'invincibilità nemica.
Quest'eroe fu il principe Alessandro Jaroslavic di Novgorod, detto Nevskij per avere battuto sulle rive della Neva (1240) le forze coalizzate di scandinavi e danesi, destinato in seguito a regnare sul granducato di Kjev e di Vladimir, cioè sull'embrione originario della Russia moderna. Alla prima fortunata battaglia del giovane principe, allora poco più che ventenne sulla Neva, ne seguirono altre contro i Cavalieri Teutonici e i loro alleati Portaspada di Livonia, che avevano costituito dalla Prussia su per le coste del Baltico uno stato di concezione cavalleresca, organizzato secondo criteri monastici e militari.
Leggendario tra tali scontri fu quello sulle
acque ghiacciate del lago Pejpus, che per i cavalieri si risolse in un
autentico disastro.
Respingere i tedeschi, però, non bastava.
Anche i tartari di Gengis Khan, ormai insediati nella Russia orientale e
meridionale, avevano costituito uno stato di potenza temibile, denominato
l'Orda d'Oro e destinato ad espandersi verso l'Europa e l'Asia minore. La
tradizione epica vuole che Nevskij abbia sconfitto anche i tartari e affrancato
i principi russi dall'obbligo di versare ingenti tributi all'Orda d'Oro per
evitare i saccheggi. Ma non è esatto.
A Nevskij va il merito di avere negoziato con i tartari un'intesa che assicurasse la sopravvivenza dei piccoli stati russi, non essendovi altre possibilità d'impedire lo sterminio della popolazione. Ci vorranno due secoli, infatti, per consentire ad uno zar (Ivan III, nel 1476) di decidere la sospensione del tributo all'Orda d'Oro e respingere la rappresaglia dei tartari. Deposte le armi dopo il compromesso con i tartari, Nevskij si ritirò nel monastero di Vladimir, dove morì all'età di quarantacinque anni nel 1263, portandosi dietro una fama di santo e d'eroe che gli valse, insieme alla devozione del popolo russo, la gloria degli altari. Rese omaggio a questa immagine di cavaliere sospesa tra l'orgoglio del guerriero e l'umiltà del saggio, cinque secoli dopo, lo zar Pietro I istituendo nel 1772 l'Ordine di Sant'Alessandro Nevskij.
Nell'emblema dell'Ordine il principe era
raffigurato a cavallo con una mano tesa benedicente. Si dipartivano da
quest'immagine i bracci di una croce smaltata rossa, tra i quali svettavano quattro
aquile nere a due teste.
Gli scopi non si differenziavano in
apparenza da quelli di altre analoghe istituzioni d'Europa, essendo
riassumibili nella volontà imperiale di premiare meriti, sia civili che
militari, acquisiti come recitava semplicemente il motto - "al servizio
della patria". Doveva trattarsi tuttavia, nelle intenzioni di Pietro il
Grande, di meriti talmente particolari ed elevati da giustificare la norma
statutaria per cui soltanto i cavalieri di Sant'Alessandro Nevskij potessero
accedere all'Ordine di Sant'Andrea, il più antico ed esclusivo dell'impero
russo.Il titolo di gran maestro fu assunto in prima
persona dallo zar, il quale però mori poco dopo, senz'avere il tempo di
nominare alcun cavaliere. Fu così sua moglie Caterina I, succedutagli
nell'impero, ad investire nel 1725 il primo cavaliere di Sant'Alessandro.E' curioso rilevare che, a differenza di ogni
altro ordine zarista abolito dopo la rivoluzione d'ottobre, quello dedicato al
principe Nevskij venne reinventato nel 1942 - e posto accanto all'Ordine di
Lenin - quale ricompensa al valore militare nell'infuriare di una guerra che
ancora una volta contrapponeva il popolo russo alla furia teutonica.

Molti anni prima delle crociate alcuni
mercanti amalfitani erano riusciti ad ottenere dal califfo d'Egitto, pagando un
tributo annuo, il permesso di costruire in Gerusalemme una chiesa ed un
ospedale per assistere i pellegrini.
Durante la I crociata l'ospedale, pienamente funzionante, è diretto da Frà Gerardo de' Sasso, monaco amalfitano, che nel 1099 costituisce una confraternita religiosa che chiamerà Ordine Ospitaliero di San Giovanni in Gerusalemme. Lo scopo della confraternita non è solo quella di curare i pellegrini ma anche di proteggerli dalla furia dei saraceni. Così nel giro di pochi anni gli ospitalieri diventano anche uomini d'arme.Frà Raimondo du Puy, successore del Beato Gerardo, è il secondo gran maestro dell'ordine. E' lui a trasformare gli ospitalieri in una vera organizzazione militare. Appare per la prima volta nella storia la figura del frate cavaliere, del monaco soldato, anomalia cristiana nata dalle crociate.
I cavalieri di San Giovanni adottano come insegna la croce amalfitana a otto punte, che simbolizzano le beatitudini della fede. Lo stendardo è rosso, la croce bianca, i mantelli sono neri. I mussulmani li chiameranno "gli uomini neri" per il grande impeto nelle battaglie. La loro fama assume proporzioni leggendarie al pari di quelle dei templari. Nel 1187 nella caduta di Gerusalemme gli ospitalieri si sacrificheranno in massa per difenderne le mura, anche frà Ruggero des Moulins, gran maestro dell'Ordine, cadrà combattendo contro le orde di Saladino.
Perduta Gerusalemme i crociati si
ritirano nelle città rimaste in loro mano: Antiochia, Tiro, Edessa, Giaffa, San
Giovanni d'Acri. Ospitalieri, teutonici e templari presidiano la smisurata
frontiera da inaccessibili castelli che dominano i principali punti del
territorio. Nel 1271, la più leggendaria di queste fortezze, il Krak dei
cavalieri, tenuto dagli ospitalieri cade in mano ai mussulmani. Il Krak era
stato edificato sterrando intere montagne, abbattendo templi trasformandoli in
cave di pietra. La sua perdita e l'intero sterminio della guarnigione
ospitaliera gettano il panico sulla cristianità. Dall'Europa non giungono
soccorsi, i cavalieri cristiani sono lasciati da soli contro la morsa
mussulmana che va stringendosi sempre di più.
Cadono Giaffa, Tripoli, Antiochia e la roccaforte di Margat. Poche centinaia di cavalieri ospitalieri, templari, teutonici si ritirano ad Acri per permettere alla popolazione superstite di imbarcarsi per l'Europa. Resistono per oltre un mese contro centosessantamila saraceni, permettendo di mettere in salvo via mare sino all'ultima donna cristiana. Ridotti a poche decine i difensori si raggruppano su di una torre, che crollerà sotto l'urto dell'ultimo attacco seppellendoli insieme ai mussulmani. Giovanni de Villiers, gran maestro degli ospitalieri, è tra i superstiti imbarcato sulle navi perchè ferito. Porta le sue insegne a Cipro dove insedia provvisoriamente l'Ordine.
In pochi anni l'Ordine Ospitaliero viene
riorganizzato ed è pronto a riprendere la guerra contro l'Islam, questa volta
sul mare. La prima conquista è l'isola di Rodi dove si stabiliscono in forze,
impossessandosi poi di altre numerose isole dell'Egeo.Ora sono chiamati Cavalieri di Rodi. Le loro
avventure si svolgono per mare e l'Ordine è paragonabile ad una repubblica
marinara al pari di Genova e Venezia.Nel 1522 Solimano II attacca l'isola con
settecento navi e duecentomila uomini.
I Cavalieri di Rodi sono solo trecento. Resistono per sei mesi ridotti a sole poche decine. Ammirato da tanto valore il Sultano offre loro l'onore delle armi lasciandoli partire. I superstiti si dirigono verso Candia.Senza ricevere aiuti dai sovrani europei i cavalieri superstiti vagano tra Candia e la Sicilia, tra Civitavecchia e Marsiglia, fino a quando nel 1530 Carlo V mette a loro disposizione l'isola di Malta.L'Ordine riprende il dominio del Mediterraneo trasformando l'isola in una base inattaccabile. Solamente Napoleone nel 1798 riuscirà ad espugnarla e a impadronirsi di tutti i beni dell'Ordine. Questo episodio rimane tra i meno chiari della storia Ospitaliera. Dietro questo fatto inizia la diaspora dell'Ordine che si divide in altrettanti Ordini diversi. I principali lo SMOM (Sovrano Militare Ordine di Malta) che dal 1827 risiede a Roma su concessione del Papa Leone XII e il S.O.S.J. (Sovrano Ordine di san Giovanni di Gerusalemme) che dopo varie peregrinazioni tra Russia e Stati Uniti è stato reinsediato a Malta nel 1964.